La mia stella

12 September 2011, sezione Vita

E’ passato più di un mese dall’ultimo post. E’ passato molto tempo ma stanotte torno a scrivere. Avrei preferito tornare a scrivere di linux, android e cazzate simili, invece no.

Scrivo perché perché anche se so che queste parole non saranno mai lette dall’unica persona a cui sono dirette, ho bisogno di scrivere. Capita di rado nella vita di incontrare persone con cui si sia in sintonia. Lo capii a 16 anni quando provai a mettere su una band. Capita ancora più di rado di incontrare gente con cui si riesca a vivere insieme 24 ore su 24 senza scannarsi. Lo capii a 19 anni quando presi casa a Bologna. Poi ho incontrato loro e non solo funzionava tutto benissimo, noi ci volevamo davvero bene. E capivo bene quanto fosse meraviglioso quello che stavo vivendo.

Capita di rado. Poi due settimane fa un’auto ha mandato in frantumi tutto ciò. Due settimane fa, ho perso la mia migliore amica.

Non credevo potesse succedere, non a lei. Lei che è stata la persona che mi è stata più vicina in questi ultimi due anni, lei che faceva la carbonara più buona dell’universo, lei che mi portava il tè caldo in camera quando capiva che ero troppo occupato con il PC, lei che aveva quel letto enorme con tutte le stelle fosforescenti sul soffitto ad illuminarle la notte, lei con quella sua passione per il leoni e il suo gatto, lei che ne sapeva a pacchi di tutto e aveva sempre la risposta pronta, lei che invece di dirmi di abbassare il volume mi chiedeva di suonare ancora, lei che era per me come una sorella maggiore di cui andare orgoglioso. E invece, quella mattina al telefono mi hanno detto: “…è stata investita. Anna è morta.”

Per quasi due giorni non ho pianto, ci sono arrivato piano piano. Poi ho capito, cosa importa di fare il forte? io voglio piangere, voglio urlare il suo nome e farle sentire che le voglio bene e che gliene vorrò per sempre e che mi manca un casino. Non voglio non pensarci, voglio parlarne ancora e ancora. E fanculo a tutte le frasi fatte. Fanculo a “lei è lassù che ti protegge“, fanculo al “sono cose che succedono“. Nessuno ha bisogno di queste frasi. Non sto male perché non so cos’è la morte, sto male perché avremmo dovuto far ancora tante cose insieme, sto male perché mi mancherà.

E allora ho preso una scala, sono andato in camera sua e sono salito a prendere una stella, la più grande che c’era. Ora sul soffitto, a metà tra il letto mio e quello di Fabrizio abbiamo anche noi una stella. Continueremo a vederla brillare tutte le notti prima di addormentarci e quando staremo per chiudere gli occhi ci sembrerà di sentirti ancora bussare a dire “Buonanotte, a domani”.

A domani Anna.

E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora
e potrò consolare i tuoi occhi bagnati.
In un giorno di pioggia saremo vicini,
balleremo leggeri sull’aria di un Reel.

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