Google Wave: che fallimento…

25 May 2010, in Web

Il logo di Google Wave

Di Slash89 da HourOfFreedom

Molti di voi non ne avranno neanche mai sentito parlare. Eppure da qualche giorno è finito il suo periodo di private testing, ed è accessibile a chiunque. Sto parlando di Google Wave.

Per chi non lo conoscesse, vi incollo due righe di descrizione da Wikipedia:

è uno “strumento personale di comunicazione e collaborazione” annunciato da Google alla conferenza Google I/O il 27 maggio 2009. Si tratta di una applicazione web, di una piattaforma e di un protocollo di comunicazione pensato per riunire email, messaggistica istantanea,wiki e social network.

Ok, fin qui è tutto chiarissimo, o quasi. Wave era stato definito come quello strumento che avrebbe sostituito, o almeno fatto una concorrenza agguerrita ai maggiori social network e client di messaggistica istantanea.

Il vero problema è che ora è tutt’altro! Non sembra neanche in lontananza un social network, ne un client di messaggistica istantanea. In verità ora come ora non so cosa sia e a cosa serva! La sua peculiarità era il fattore real-time, ed infatti funziona solo quello!

Ci sono più e più estensioni che possono essere installate, e sulla destra una finestra con 6 possibilità di scelta, tra cui Document Discussion. Niente che spieghi come usarlo, a cosa serve e le sue funzionalità. Eppure sono uno di quelli che ha avuto l’invito al beta-testing ed ho aspettato per mesi delle novità che non sono arrivate. La lingua disponibile è solo quella inglese, che non aiuta a comprendere bene l’uso di questo servizio.

Spero comunque che ci siano miglioramenti al più presto, la qualità dei servizi by Google non è in discussione ;)

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Bye Bye Adsense, benvenuto PayClick

25 May 2010, in Web

Dopo quasi due mesi di Adsense mi sono accorto che…non ne vale la pena. Adsense paga al raggiungimento di una soglia di 70€, di questo passo vedrò il primo assegno tra 2 anni -.-“. Forse Adsense è la scelta migliore per grandi siti, ma per me, piccolo blogger intenzionato a mettere da parte i soldi per ripararsi il server (e magari una pizza e un caffè) non è certamente la scelta migliore.

E poi per la serie GinLemon vs Google vorrei essere indipendente il più possibile da Google.

Ho cominciato a cercare tra le alternative ad Adsense e sono caduto su PayClick, un servizio italiano che da quanto letto sui vari forum sembra essere molto affidabile, ho visto che rispondono personalmente alle mail, non con messaggi pronti come fa Adsense e ciò mi ha positivamente impressionato; pagano a 30€ anche tramite PayPal o ricarica Postepay. Comunque…bando alle ciance. Ho posizionato i nuovi Ad, vediamo come andrà, se li trovate fastidiosi c’è sempre Adblock disponibile per Firefox e Chrome per bloccarne la visualizzazione, altrimenti vi ringrazio per il sostegno e l’approvazione :)

Grazie (continua a leggere…)

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GinLemon vs Google

29 April 2010, in Web

Qualche giorno fa mi è arrivata questa mail da parte di Google:

Ti scriviamo da Google per portare alla tua attenzione questa pagina:

http://www.ginlemonblog.com/come-farsi-fregare-su-ebay/

Una ricerca whois ha indicato che tu sei l’host per questa pagina.

Un utente ci ha contattati per comunicarci che il suo numero di carta di
credito è pubblicato su questa pagina. Speriamo che tu possa andare
incontro a questa persona restringendo l’accesso o rimuovendo questa
informazione dalla pagina in questione. Se decidi di rimuovere
completamente la pagina così da restituire un errore 404 tramite gli
header http, ti preghiamo di comunicarcelo così da permetterci di
rimuovere la pagina anche dall’indice di Google.

Appreziamo la tua collaborazione. Se avessi qualsiasi domanda non esitare
a contattarci.

Ovviamente il segnalatore è il nostro caro proprietario di carte di credito rubate Chiaruzzo Silvestro.
Ho prontamente risposto alla mail:
Salve
Sono il gestore della pagina
http://www.ginlemonblog.com/come-farsi-fregare-su-ebay/.
Il numero di carta di credito mi è stato segnalato da diverse persone
truffate, il proprietario vorrebbe che lo togliessi per continuare con
le sue truffe, perché molte persone proprio cercando il numero di
carta di credito arrivano al mio sito e scoprono la fregatura.
Mi sembra che il codice di carta di credito non faccia parte dei dati
sensibili, quindi non credo di star facendo nulla scorretto. Se non ci
sono complicazioni di cui altrimenti vi prego di mettermi al
corrente, vorrei mantenere questo numero in modo da permettere ad
altre persone di non cadere in queste truffe.Grazie

Non ho ricevuto nessuna risposta e oggi scopro che la pagina è stata rimossa dai risultati di ricerca di Google solo perché è Chiaruzzo stesso che mi contatta con fare da vero hacker vantandosi della sua strepitosa impresa!

[15:36:07] ops ma come mai il tuo blog non compare + sui risultati della ricerca di google?? ma ke peccato!!!! ed ora come fai a giocare al giustiziere telematico??
[15:37:46] si è già visto ki è il più forte
[15:37:57] alias io
[15:39:11] ricorda
[15:39:19] nn sei l’unico bravo a smanettare cn i pc

Adesso uno che dia in giro la sua carta d’identità e si nasconde dietro denuncia posteriore di 10 giorni dalla data della sua prima truffa abbia certi sfoghi non è una cosa strana e imprevista, che Google esamini la richiesta è una cosa giusta. Ma che si permettano di CENSURARMI senza nemmeno AVVISARMI prima NO!

La mia risposta è stata del tutto ignorata, ho provato ad inviare una mail all’assistenza e mi è stato recapitato un messaggio automatico che mi invitava ad usare l’apposito modulo.http://www.google.it/support/

Ma sorpresa, dall’apposito modulo inviare domande che non siano schedabili nelle 3 sole categorie disponibili, sono costretto ad usare il forum d’assistenza rinunciando ad ogni forma di chiarimento privato. Allora cara Google a che cazzo scrivi a fare “Se avessi qualsiasi domanda non esitare a contattarci.” ?

Questo è il problema di ogni forma di monopolio. Quello che è scomodo a Google viene nascosto al mondo intero senza nemmeno la possibilità di controbattere.

Non ho intenzione di cambiare alcuna pagina di questo sito per sottostare al volere di enti esterni anche se dovessi rimanere isolato dal mondo. Vi invito a diffondere tutto quello che riguardi questo truffatore nei vostri blog, siti e forum.
Il web siamo noi, Google non può oscurarci tutti.

Google VERGOGNA.

P.S. Caro Silvio adesso sei di nuovo raggiungibile.

AGGIORNAMENTO

Finalmente l’assistenza si è degnata di rispondermi. La riporto solo per dover di cronaca perché almeno a me, non dice niente di sensato.

Ti ringraziamo per la risposta. Come saprai Google aggrega i contenuti
presenti sul web, e anche se aggreghiamo questi contenuti, non
controlliamo ciò che viene pubblicato. Al tempo stesso però siamo
consapevoli dell’importanza di restringere l’accesso alle informazioni
private e dati sensibili come numeri di carta di credito, perciò
rimuoveremo la pagina segnalataci dall’indice di Google.

A cui ho risposto

Dietro il mio sito c’è il mio nome e cognome, la responsabilità di ciò che scrivo è MIA. Spero solo che vi rendiate conto di aver aiutato un malfattore.

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Voglio brevettare i tortellini!

29 April 2010, in Android, Web

Avrete già letto in giro la notizia che HTC pagherà Microsoft per evitare che questa le faccia causa per la presunta violazione di alcuni brevetti in Android. Forse non tutti sanno cosa sono di preciso i brevetti, allora riporto un articolo di qualche anno fa di Renzo Davoli, docente presso la facoltà di informatica di bologna. E’ abbastanza lungo ma molto interessante, vi consiglio la lettura.

Da ogni buon bolognese amo i tortellini che fanno parte della nostra tradizione. Sono convinto che mia moglie riminese ami altrettanto la piadina. L’idea di tortellino e di piadina e’ nota e ogni “zdora” di certo non si mette il problema di chi possieda i diritti sull’idea del tortellino o della piadina quando prende mattarello e tagliere e si mette all’opera.

Ora desidero spiegare perche’ un professore di informatica si mette a parlare di tortellini. Se una ditta X fosse andata all’ufficio brevetti a depositare: “pasta ripiegata a forma di ombelico di Venere con un ripieno di carne” e l’ufficio avesse concesso il brevetto (i miei colleghi legali mi dicono che non si puo’) tutte le signore dovrebbero stare attente perche’ la ditta proprietaria del brevetto potrebbe intentare causa se continuano a fare i tortellini per la domenica. Probabilmente c’e’ poco interesse a perseguire la singola signora ma se un salumiere del centro producesse una prelibatezza probabilmente la nostra ditta che ha ottenuto il brevetto scatenerebbe il proprio ufficio legale. Il salumiere a questo punto ha tre opzioni: (1) smettere di produrre tortellini, (2) difendersi in giudizio vendendo tutte le proprieta’ per pagare la costosissima causa e sperando di vincere nonostante la controparte abbia un servizio legale molto agguerrito perche’ molto ben pagato, (3) pur di sopravvivere accettare l’accordo extraprocessuale che gli viene chiesto dalla ditta: poter usare la ricetta del salumiere e potersi fregiare del nome della prelibatezza; in cambio la ditta ritirera’ l’azione legale. Nel caso (1) la ditta chiude, nel caso (2) probabilmente fallisce, nel caso (3) l’agonia e’ piu’ lenta ma non potendo competere coi mezzi produttivi dell’industria la ditta vede sfumare il proprio primato, quindi chiude.

Cosi’ e’ il software, forse peggio. Se ci saranno i brevetti sul software le ditte brevetteranno di tutto come per esempio il brevetto EP 0394160: “Dynamic progress marking icon” gia’ rilasciato dallo European Patent Office (ma non valido perche’ contrario alla legge, per ora), che protegge ogni icona che marca dinamicamente il progresso di una attivita’ (in Inglese, copia e incolla dal testo del brevetto: “this invention is an icon which dynamically marks the progress of a monitored computer task”). Questo brevetto protegge le barre di avanzamento, quelle barre che si colorano a man mano che una operazione viene svolta, per esempio quelle che vedete durante l’installazione di un programma. Ne esistono gia’ almeno 20000 (ventimila) di simili brevetti. E’ come il mio tortellino! Con la legge dei brevetti chi vuole inserire in un proprio programma legalmente una barra di avanzamento deve mettersi d’accordo con la ditta IBM (si’ quella che “ama” il software libero e installa GNU-linux sui suoi server) oppure deve aspettare il 2010 perche’ termini il ventennio di monopolio. Se io studioso e ricercatore scrivo un programma con una barra di avanzamento probabilmente la IBM non mi sguinzagliera’ avvocati alle calcagna ma se al contrario una ditta medio piccola produce un software molto interessante per la IBM, la barra di avanzamento (o altri dettagli) saranno il rampino d’arrembaggio per consentire a IBM di citarla in giudizio. Io sono come la “zdora” coi tortellini e la ditta medio piccola come il salumiere. C’e’ anche un’aggravante in questo caso: un software non e’ come un tortellino cotto e mangiato e’ un bene duraturo: quale pubblica amministrazione, societa’ o ente commissionerebbe un programma alla nostra azienda medio piccola se viene diffusa la voce che e’ nel mirino degli avvocati della multinazionale? Conoscendo che la nostra ditta ha le stesse opzioni (1), (2) o (3) del salumiere nessuno investira’ in contratti per paura di non avere supporto sul prodotto, e la ditta vedra’ cosi’ accelerata la propria agonia. Si viene cosi’ a creare una strana equivalenza fra avvocato di multinazionale e giustiziere per piccole e medie aziende.

Pare che la Microsoft abbia brevettato anche i tasti PageUp e PageDown come "metodo per scorrere all'interno di un documento di un incremento esatto"

Pero’ anche io studioso e ricercatore potrei finire nel mirino delle multinazionali. Se per uno strano incidente avessi trovato una tecnologia superiore a quella coperta da brevetto troveranno nel mio lavoro una barra di avanzamento per appropriarsene per poi magari nasconderlo al fine di sfruttare commercialmente piu’ a lungo possibile il loro prodotto. Il brevetto non aiuta la ricerca, al contrario la limita. Il brevetto genera un monopolio temporaneo e nessun monopolista vuole innovazione: non ne ha necessita’ perche’ non puo’ avere concorrenza e al contrario obbliga a costi di aggiornamento dei prodotti. Il monopolista ha interesse solo a introdurre nuove versioni con minimali variazioni ma con incompatibilita’ verso il passato cosi’ da obbligare tutti ad acquistare costosi aggiornamenti. Le rivoluzioni culturali o tecnologiche non gli interessano. Forse e’ questo il vero problema: la ricerca in realta’ produce vere novita’ e questo danneggia i monopolisti. Con i brevetti occorrera’ aspettare venti anni per ogni minimo avanzamento, a patto che la ricerca sopravviva con le ali tarpate per venti lunghissimi anni.

Il software e’ una arte espressiva, e’ una espressione del pensiero umano. Il programmatore pensa a un metodo risolutivo e lo traduce in un linguaggio. Il software e’ come un romanzo, un brano di musica e’ molto differente invece da una lavatrice o da un televisore. Per produrre un programma, cosi’ come un romanzo o un brano musicale occorre solo la propria conoscenza, l’estro, la genialita’ e la padronanza di un linguaggio. Per produrre una lavatrice occorrono materie prime, tubi, bulloni, oggetti fisici. Un programma e’ un testo di per se’ non brevettabile ma se l’autore lo richiede e’ tutelato dal diritto d’autore come i romanzi o i brani musicali. Brevettare il software e’ gravissimo perche’ il brevetto non puo’ che coprire le idee alla base dei programmi cioe’ gli algoritmi, i metodi (pensate alla barra di avanzamento per esempio). Se si apre la strada alla brevettazione delle idee la deriva puo’ arrivare alla brevettazione di tutti gli elementi formativi delle idee di altri settori: gli accordi e i giri armonici della musica o gli stili letterari per esempio. Perche’ non brevettare poi i numeri o gli alfabeti? In informatica teorica si studia che ogni programma e’ rappresentabile con un numero. Se brevettassi il pigreco invece che il tortellino potrei ottenere royalty da chiunque voglia pensare o produrre oggetti circolari.

Abbiamo una grande ricchezza in Europa, siamo ai primi posti per cultura informatica. Un recente studio della Universita’ di Maastricht ha mostrato che in Europa lavorano il 71% degli sviluppatori di software libero mentre solo il 13% sono nordamericani. Questi sono veri innovatori, persone capaci di creare software. La discussione in atto ha forse radici piu’ profonde. Pone sul piatto della bilancia due diverse visioni filosofiche del software: quella piu’ propriamente europea che vede il software come cultura e quella piu’ americana di software come prodotto. Anche in europa si sta tentando di convincere l’opinione pubblica che il software sia un prodotto. Pensate alla patente europea che vede nelle abilita’ informatiche la capacita’ di essere ammaestrati ad usare quattro programmi. Sarebbe come pretendere che l’insegnamento delle abilita’ matematiche fosse relegato al corretto uso della tastiera di una calcolatrice. Questa ricchezza di persone che conoscono veramente il linguaggio dell’informatica corre il rischio di essere perduta per questo cambiamento culturale che porta sia a dissennate politiche scolastiche ma anche e soprattutto all’introduzione di monopoli basati sui brevetti.

Occorre difendere il libero pensiero algoritmico: la liberta’ di poter trasformare le proprie idee in programmi. Un programma scritto a partire da uno schermo nero deve essere di proprieta’ dell’autore, come un romanzo o un brano musicale. E’ il pensiero la nuova frontiera. Se si brevetta il software, domani si passera’ a brevettare le sequenze di DNA, ci hanno gia’ provato. Dovremo consumare silenziosi perche’ ogni espressione verbale, musicale, scritta, matematica o algoritmica che sia sara’ clandestina: qualcuno potra’ rivendicarne il brevetto.

Altro che i tortellini.

Renzo Davoli

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Pronti? Tutti in galera!

23 April 2010, in Vita, Web

Non so se avete notato la alquanto disomogenea distribuzione di commenti tra i post di questo piccolo Blog. Nessun post supera i 5 commenti. C’è n’è uno che è arrivato a 80. E’ l’articolo che ho scritto quando mi sono preso quella dannata fregatura sulla PS3. Cosa è successo:

Molte persone mi hanno segnalato nomi e carte di credito di altri truffatore. Tra tutti uno in particolare ha centrato l’attenzione su di se, un truffatore strano, che manda la sua carta d’identità senza troppi problemi, usa una carta di credito che è stata bloccata e adesso ne usa un’altra sempre intestata a se.

Ma poi un certo Silvio commenta reclamando di essere il vero proprietario della carta d’identità che aveva smarrito, ovviamente corredando il tutto di minacce di denuncia e querela.

– “Forse ho commesso uno sbaglio”. E’ stata la prima cosa che ho pensato, allora l’ho invitato a parlare personalmente via msn, si è dimostrato disponibile e aperto al dialogo, ma alcune cose mi hanno fatto crescere il sospetto di parlare con il vero…truffatore.

Beh in effetti credere che uno abbia perso il portafoglio con tanto di codice IBAN e codici d’accesso alle carte di credito e a dir poco…surreale. Credere che il portafoglio sia stato ritrovato da uno con tutte le cattive intenzioni del mondo e che usa lo stesso mezzo di vendita dell”originale” lo è ancora di più.

Il punto è, chi me lo fa fare di prendermi tutto sto stress? Beh, forse il fatto di sapere che sto facendo la cosa giusta e che grazie a me altre persone potranno evitare queste truffe o forse il fatto di non poter sopportare che questo continui a truffare in giro…

Lui la chiama diffamazione. Io la chiamo DIRITTO di pensiero e parola e soprattutto DOVERE di cronaca.

Un ringraziamento a tutte le persone che mi stanno aiutando in questa piccola battaglia.

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Cercare video non era mai stato cosi semplice

21 April 2010, in Web

Oggi ho trovato una spiacevole sorpresa aprendo Cercamega, il servizio di indicizzazione di link streaming creato dal mio amico Coire1. Non sono completamente d’accordo con ciò che dice, credo che questa sia semplicemente legge e che come tale ogni paese la faccia rispettare, però è senza dubbio legittimo dubitare del senso e dell’utilità della legge stessa, perciò ho deciso di riportare per intero l’ultimo saluto di Cercamega.

INDOVINATE???

Il destino di Linkstreaming.com e’ purtroppo esattamente quello che si prospetta per noi. Una simpatica comunicazione questa mattina ci ha informato del peggio. Utilizzo questo spazio che a quanto pare mi e’ rimasto per mettere in chiaro alcuni punti:
Cercamega e’ nato da una semplice intuizione: il web pullula di siti che offrono link per lo streaming di qualsiasi cosa, perche’ non creare un piccolo programma che gira il web e li raccoglie tutti quanti??? Bene, mi sono armato di coraggio e manuali python e ho cominciato a scrivere codice e codice e codice….il risultato e’ stato davvero molto efficace, settimane, mesi di lavoro messi a frutto. Mi son detto: mica posso fare come quei pazzi che passano le loro giornate ad uploadare film e serie su megavideo per poi mettere sul loro sito il link ottenuto, invento un programma che raccoglie tutti quelli degli altri, un po’ come fa Google ma dedicandomi soltanto ad un piccolo settore del web, lo streaming. A quanto pare la mia valutazione sulla legalita’ della cosa non e’ stata corretta: un motore di ricerca che indicizza migliaia di pagine al giorno in maniera completamente automatizzata (sapete informatica vuol dire informazione automatica) deve sottoporre ogni risultato all’attenta analisi di un operatore che ne controlli il rispetto del copyright. Bhe’ purtroppo non ho ne’ la voglia ne’ il tempo materiale per farlo. (continua a leggere…)

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HTML5 on action!

20 April 2010, in Web

HTML5 chi è questo sconosciuto? Se ne sente parlare da tempo ovunque eppure fin’ora non avevo idea di quali fossero le feature e le reali potenzialità del nuovo standard, fin’ora dico perché ho visto questa presentazione interativa completamente realizzata in html5. Altro che PowerPoint!

Ovviamente godersi la dimostrazione è necessario un browser che supporti le nuove feature…

HTML5 PRESENTATION

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Gravatar: l’avatar universale

17 April 2010, in Web

avataravatar

Avete presente quelle miniature che danno tanto di arte astratta che appaiono quando commentate in un blog? a volte sono mostriciattoli o volti strani. Si chiamano Gravatar e sono utilizzati per assegnare un’immagine ad un commento in modo da consentire ad  riconoscere subito i commenti della stessa persona, generandola a partire dall’indirizzo email. La cosa interessante è che andando sul sito di Gravatar e registrandosi è possibile fare in modo che invece di un immagine generata casualmente venga associata ogni volta la stessa immagine (scelta da noi) alla nostra email.

Un passo avanti verso l’abbandono della registrazione e l’avvento dell’identità digitale unica…

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Cambiare IP ogni 5 secondi

16 April 2010, in Web

Ci sono molte occasioni in cui potrebbe essere vantaggioso cambiare IP, come quando superiamo il limite di minuti di Megavideo o come quando vogliamo semplicemente non farci riconoscere come la stessa persona.

E ovviamente ci sono molti altri motivi meno nobili…

Supponiamo che ci sia un concorso in cui è possibile inviare un voto semplicemente visualizzando una pagina ((anche concorsi di un certo livello, famoso il caso di TRL, a volte si basano su questo funzionamento)), si insomma cliccando semplicemente su un link che abbiamo. I metodi che un sito ha per impedirci di votare più di quanto sia consentito sono legati alle possibilità che ha di riconoscerci tra chi ha già votato e ciò avviene principalmente in 2 modi: il nostro IP e i cookie. Quindi per non farci riconoscere basterà “cambiarli” entrambi.

Una soluzione che molti di voi conosceranno è quella di disconnettere e riconnettere il router, a funzionare funziona eh…ma che due palle a ripetere il procedimento decine di volte! E allora useremo TOR. TOR è una rete formata da migliaia di computer sparsi in tutto il mondo che prestano il proprio IP in modo da nascondere quello del client (il vostro).

Tramite uno script potremo richiedere a TOR un nuovo IP ogni tot di secondi, ovviamente installiamo prima tor e vidalia un’interfaccia grafica che semplifica la gestione di TOR:

sudo apt-get install tor vidalia

adesso avviate vidalia e quindi avviate la rete TOR. Ecco qui uno script che richiede un nuovo IP ogni volta che viene avviato.
file “changeip”

#!/usr/bin/expect -f
# telnet into tor and get clean path using expect
spawn telnet 127.0.0.1 9051
expect “Escape character is ‘^]’.”
send “AUTHENTICATE\r”
expect “250 OK”
send “signal NEWNYM\r”
expect “250 OK”
send “quit\r”
# eos
Come potete notare questo codice non è bash, ma è una serie di messaggi con cui si comunica con tramite il protocollo telnet a tor per istruirlo sull’operazione da compiere.
Adesso che abbiamo lo script possiamo automatizzare il suo avvio creando un’altro script come questo che sarà contenuto nella stessa cartella del file che avete creato prima:
file vota.sh
while true; do
cd `dirname $0`;
./changeip;
google-chrome -incognito “paginadavisitare” &
sleep 20;
killall /opt/google/chrome/chrome;
done
Cosa facciamo: innanzitutto un while true per ripetere l’operazione fino ad interruzione manuale (chiusura del terminale o ctrl+C) poi ci spostiamo con cd nella cartella in cui è contenuto lo script (nel caso non lo fossimo già), quindi avviamo il file changeip che dovrebbe essere nella stessa cartella.
Abbiamo cambiato l’ip, quindi da qui in poi inseriamo l’operazione da effettuare cambiando ogni volta sito. Nel mio caso apro una pagina con chrome ((ovviamente è necessario che il proxy di chrome o del browser scelto sia settato in modo da usare tor, è un’operazione semplice, cercate su google)) in modalità incognito in modo da non memorizzare cookie, aspetto 20 secondi in modo che sia caricata e poi chiudo tutti i processi di chrome con un brutale killall (non molto elegante, si accettano suggerimenti).
Fatto ciò il ciclo ricomincia.
Si lo so, è codice che potrebbe incoraggiare comportamenti sleali. La risposta è: chi se ne frega. Se siete abbastanza intelligenti da capire 5 righe di codice allora sicuramente lo sarete anche per impiegarlo nel migliore dei modi, del resto siete liberi di fare quello che volete, ne io ne nessun’altro può dirvi cosa è giusto o sbagliato.
D’altra parte, esistono opportuni meccanismi di protezione, se vengono ignorati poi è inutile lamentarsi…
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I cinesi mangiano bambini nati morti, voi vi fumate il cervello da vivi!

15 April 2010, in Web

Ho preferito non censurare l'immagine, in ogni caso si tratta di un falso.

Come fa una notizia chiaramente falsa a diffondersi in tutto il mondo? Semplice, con i gruppi di Facebooook!

E cosi che mi sono ritrovato a vedere un video che dimostrava che i cinesi mangiavano bambini nati morti, si insomma feti. Il video mostrava tra l’altro scatole di “cervelli” che si trovavano sugli scaffali dei supermercati oltre a macabre scene di pedo-cannibalismo…non so come definirlo.

Niente di più falso e montato ad arte. Tutto nasce dall’idea di un’artista contemporaneo cinese, tale Zhu Yu che crea una mostra dal titolo Eating People. Ok, cosa a dir poco macabra e che mirava a mandare un messaggio che probabilmente era tutto l’opposto di quello che sembra. Il punto è, quelle foto sono state fatte apposta quindi c’è motivo di credere che i feti mostrati nelle foto siano tutti finti o anche nel caso che fosse riuscito a reperire non so come qualche feto in giro, state tranquilli i cinesi avranno anche tutti i problemi del mondo ma non mangiano feti!

E penso che la gente che crea e diffonde queste notizie per ottenere qualche visualizzazione in più su YouTube si dovrebbe vergognare, perché non si rende conto di cosa comporta una notizia falsa. I commenti già fioccavano “i cinesi non sono esseri umani”, “è per questo che non li sopporto, non hanno scrupoli”, “in che razza di paese permettono questo?”…

Ma come tante altre bufale, sembra che all’origine di tutto ci siano le catene e la stupidità di chi aiuta a diffonderle…e ovviamente l’ingenuità di chi non fa una ricerca su google prima di prendere come vero un gruppo su facebook…

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